Le Superstizioni Romane

Ponte Sisto

Ponte Sisto. Click the image to learn more about our Rome Walking Tour!

Click for English version.

C’è una fascia temporale angusta, nel nostro calendario, che impensierisce i più superstiziosi e tutto sommato non lascia dormire bene chi non si è mai sentito tale. Quella che generalmente conosciamo come “il ponte dei morti”, quei tre giorni che vanno dal 31 ottobre al 2 novembre, da Halloween alla celebrazione dei defunti. 72 ore di tradizioni e occulto, di cui la millenaria storia di Roma è profondamente intrisa.

Anime che vagano, defunti che si riaffacciano alla vita terrena…maschere, sortilegi, filastrocche e quant’altro: magie oscure o semplici superstizioni? Facilonerie narrate di padre in figlio o un pizzico di verità che riaffiora dalla notte dei tempi? Roma, le sue divinità, i suoi culti, hanno sempre mostrato un’attenzione particolare a questo genere di casistiche.

Nel calendario romano c’erano giorni considerati favorevoli (dies fasti) e quelli sfavorevoli (dies nefasti) allo svolgimento di alcune attività (compiere atti pubblici, amministrare la giustizia, concludere affari, seminare, partire). Erano infausti il secondo giorno del mese, le cosiddette none (quinto o settimo giorno a seconda dei mesi), le idi (tredicesimo o quindicesimo giorno, da cui ancora oggi deriva la “maledizione” del giorno 13). E infauste erano le date di alcuni eventi disastrosi: ad esempio il 18 luglio, data della sconfitta dei romani  sul fiume Allia ad opera dei Galli nel 387 a.C. e segnata sul calendario come Clades Gallica (catastrofe gallica). Ricorda un po’ il nostro proverbio Né di Venere né di Marte non si sposa non si parte, né si dà principio all’arte: il martedì e il venerdì come giorni infausti, in cui è vietato partire, sposarsi o avviare qualsiasi attività.

Tuttavia, non era solo il calendario a turbare i sonni degli antichi abitanti di Roma. Veniva considerato di cattivo augurio rovesciare vino, olio e acqua; incontrare per strada muli con un carico di ipposelino (una pianta che usata per ornare i sepolcri); portava sfortuna un cane nero che entrava in casa, un topo che faceva un buco in un sacco di farina, una trave della casa che si spaccava senza motivo. E tutti, proprio tutti (a detta di Plinio il Vecchio), dopo aver sorbito un uovo ne bucavano il guscio, o lo spaccavano.

introfori3

Arch of Titus. Click the image to learn about Colosseum and Roman Tour!

 

Gli amuleti contro la sfortuna, gli incantesimi malefici e le malattie erano diffusissimi. Molte case avevano sulla porta la scritta arseverse (forse da averte ignem, “contro il fuoco”), per proteggersi dal pericolo dei frequenti incendi. E in molti ricorrevano a scongiuri contro la iattura, anche degli insospettabili come il prode Giulio Cesare: ci dice ancora Plinio che il conquistatore,  dopo che il suo carro una volta si era rotto durante la celebrazione del Trionfo, recitava sempre uno scongiuro che ripeteva tre volte.

La religione etrusca, maestra e guida di quella romana, aveva popolato di ombre di morti (lemŭres) certe cupe zone della vita soprannaturale, ma a Roma la gente colta non prendeva sul serio i racconti sull’oltretomba, i quali trovavano un terreno adatto solo nelle povere menti di vecchie sciocche e di ragazzini esaltati.

Ambivalente ed esemplare, invece, era il rapporto con il lupo, simbolo con cui tutt’ora è solita essere riconosciuta la città eterna. Da un lato è datore di vita e di fecondità (la lupa che nutre i gemelli Romolo e Remo; l’animale totem del Ver Sacrum; la barba di lupo che si attaccava dietro la porta per salvarsi dai sortilegi), dall’altro è legato al mondo degli inferi, alla violenza, alla malvagità. Si credeva che alcuni uomini potessero trasformarsi in lupi e di notte andassero a seminare morte e terrore negli ovili. Tali esseri (versipelles, cioè capaci di mutare, di trasformarsi, o anche lupi hominari, da cui “lupi mannari”) sono descritti da vari autori, come Ovidio, che infatti ha narrato anche la trasformazione di Licaone, re di Arcadia, il quale, in onore di Zeus, uccise un giovinetto e si cibò delle sue carni.

Image of the Capitoline Wolf from the Telegraph: http://telegraph.co.uk. Click for article on the sculpture.

Oggi, nelle strade del centro, tra il Colosseo e i Fori Imperiali, sono molti i resti di templi o piccole costruzioni che hanno avuto a che fare con la Fortuna, la superstizione, l’occulto. E quando, spesso, ci si alza la mattina per andare a lavorare e ci si accorge di essere incappati in un venerdì 13, allora – più o meno inconsciamente – si fa appello ad una vasta gamma di divinità non meglio identificate, figlie della sola nostra mente, per far si che la giornata volga al meglio.

 L’articolo di Samir Hassan