La storia centenaria del Ghetto, tra cucina tradizionale e street food

Si avvicina il 27 gennaio, giorno in cui ricorre a livello internazionale la giornata della memoria, un omaggio universale al dramma dell’Olocausto istituito da una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU il 1° novembre 2005. Una memoria che vorremmo viva anche per gli altri stermini e rischi di genocidio che oggi, come da decenni, attanagliano quel che rimane della Palestina e le terre sante del Medioriente, mete di culto e pellegrinaggio delle tre religioni monoteiste.

Jewish Ghetto. Immagine dall’Italo-Americano.

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Roma, come ogni altra capitale europea, ricorda quel dramma con iniziative pubbliche a carattere culturale, talvolta nelle scuole, talvolta nelle strade del Ghetto, zona affascinante e cuore pulsante del centro storico capitolino. Una zona che, a dispetto dell’alto lascito tradizionalista di cui è intrisa, è oggi in continua evoluzione soprattutto sul versante culinario.

Il Ghetto di Roma, infatti, presenta un’ampia gamma di soluzioni street food, una piccola ma sostanziosa galassia di locali, forni e piccole trattorie in cui l’identità giudaico-romanesca della cucina locale si fonde con la nuova auge delle pietanze mediorientali, in un recupero di sapori e origini che arricchiscono la già vasta scelta per gli appetiti più ricercati.

Shawarma. Immagine da Yesh Sheni.

Il Ghetto di Roma è uno dei più antichi al mondo, essendo stato costruito solo 40 anni dopo quello di Venezia (primo in assoluto) dal quale ha mutuato il nome: a Venezia, infatti, dal 1516 e dopo il braccio di ferro tra Papa Giulio II e la Repubblica veneziana, la comunità ebraica fu obbligata a risiedere in una contrada dove vi era una enorme fonderia, appunto chiamata gheto. Gli abitanti di Roma, oggi, indicano una vasta zona utilizzando questo nome, ovvero quella racchiusa tra Lungotevere de’ Cenci, Via Arenula, Via dei Falegnami, Via della Tribuna di Campitelli, Via de’ Funari e Via del Portico d’Ottavia. Uno spazio molto più ampio rispetto a quello originario, stretto tra il Portico d’Ottavia, Piazza delle Cinque Scole e il fiume Tevere.

Perdendosi nelle vie del Ghetto, soprattutto, vi sarà impossibile non cedere alla tentazione di assaggiare alcune sfiziosità proposte dalle botteghe di zona. E allora vogliamo provare a darvi un aiuto, indicandovi dove potrete assaporare un boccone che sappia anche di Storia!

Pizza. L’Antico Forno. Immagine da Swide.

Anzitutto non potete non provare le leccornie dell’Antico Forno del Ghetto, dal 1927 un’istituzione della famiglia Urbani a Piazza Costaguti. Idem dicasi per la trattoria da Giggetto al Portico d’Ottavia  e per la Pasticceria Boccione, entrambi a Via del Portico d’Ottavia. Per gustare il meltin’ pot culinario di stampo mediorientale, invece, consigliamo un piccolo pit-stop da Yesh Shenì, kosher restaurant in Via Santa Maria del Pianto, una minuziosa lettura del menù di Ba Ghetto al Portico d’Ottavia  e Dispensa Cibo Urbano in  Via Paganica.

Insomma, girovagando per le strade del ghetto si può essere sazi ammirando le bellezze del centro storico e assaggiando le prelibatezze che vi abbiamo consigliato. Su una sola cosa vi mettiamo in guardia.

Carciofi. Immagine da Giggetto.

La tradizione culinaria romanesca e giudaica sono in profonda connessione tra loro, ma…attenzione a come ordinerete il carciofo! Alla romana o alla giudia? La differenza la sapete? Fritti o al tegame? Nel dubbio…provateli tutti e due!

 L’articolo di Samir Hassan